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“Sotto le nuvole” di Gianfranco Rosi

Scheda e recensione di Antonio Secondulfo del film "Sotto le nuvole" di Gianfranco Rosi

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SOTTO LE NUVOLE

di GIANFRANCO ROSI

Scheda e recensione di Antonio Secondulfo

GENERE Documentario
REGIA Gianfranco Rosi
DURATA 115’
ANNO DI USCITA 2025
NAZIONALITA’ ITALIA
DISTRIBUZIONE 01 Distribution
SOGGETTO E SCENEGGIATURA Gianfranco Rosi
FOTOGRAFIA Gianfranco Rosi
MUSICHE Daniel Blumberg
MONTAGGIO Fabrizio Federico
PRODUZIONE Donatella Palermo-Gianfranco Rosi-Paolo Del Brocco-21Uno Film-Stemal Entertainment-Rai Cinema
VALUTAZIONE DIDATTICA Adatto a lezioni di Arte, Storia, Italiano ed Educazione civica. Può servire a introdurre in modo poetico ma realistico alla conoscenza del nostro territorio.

 

Gianfranco Rosi, regista vincitore del Leone d’Oro a Venezia 70, torna in concorso a Venezia 82 con Sotto le Nuvole, vincendo il Gran Premio della Giuria con un docufilm, sul quale ha lavorato per 3 anni, che tratta della Napoli odierna in modo poetico e innovativo. In questa pellicola, il regista non affronta i tipici aspetti del territorio napoletano, che lo rendono famoso in tutto il mondo, ne tratta invece altri che sono sempre unici e lo fa scegliendo come protagonista il Vesuvio.

I temi scelti vedono il grande vulcano come espediente narrativo; Rosi, infatti, racconta una Napoli ormai sotterrata, antica e ci mostra, con delle immagini stupende, la bellezza delle statue e dei siti archeologici di Pompei e Ercolano. Gira, tra l’altro, un paio di sequenze nella Villa Augustea di Somma Vesuviana, insieme agli archeologi dell’Università di Tokyo, che il regista ha conosciuto in Giappone, mentre girava il documentario sui viaggi di Papa Francesco.

In queste riprese mozzafiato, la pellicola in bianco e nero è una cifra stilistica eccezionale, soprattutto se affiancata da un altro importantissimo strumento di narrazione: il silenzio. Ho avuto il piacere di sentirlo dalla viva voce del regista a Venezia, dove Rosi ha spiegato come il silenzio, insieme allo straordinario lavoro sul sonoro, sia stato fondamentale per la riuscita del film.

Il silenzio assume una grande varietà di significati: è un’allegoria della notte che trascorre tra un giorno e un altro, una metafora della distanza che esiste tra una nota e l’altra, ma, soprattutto, in ambito puramente cinematografico, una sequenza di silenzio è necessaria affinché ci sia un momento di riflessione sulla scena precedente. Colmi di silenzio sono anche i campi lunghi della veduta del golfo di Napoli o anche la fantastica scena dei cavalli sulla spiaggia.

I pochi dialoghi presenti nel film non sono per nulla scontati, rispecchiano ciò che Rosi vuol vedere nel corpo di Napoli: le sequenze a casa di un insegnante in pensione che dà ripetizioni, oppure le scene al porto, dove due commercianti di grano siriani, provenienti dall’Ucraina, trovano momenti di spensieratezza, lontani dalla guerra che affligge i loro paesi. Infine, più suggestive sono le chiamate di soccorso degli abitanti della zona flegrea, impauriti in tarda notte dalle forte scosse di terremoto, con cui Rosi sottolinea la precarietà del vivere sotto le nuvole, “create” dal Vesuvio, tanto amato e mai odiato dai napoletani.

In conclusione, Rosi realizza un’opera che ti prende, che ti trasmette, inquadratura dopo inquadratura, lo stato d’animo di un popolo carico d’ansie ma pieno di risorse, unico e inimitabile al mondo. Grazie allo stile veramente originale, al bianco e nero struggente, allo straordinario uso dei silenzi, riesce addirittura a porre in secondo piano la tipica forte vitalità napoletana. Sarà questo un pregio del film o un suo difetto? Lascio a voi l’ardua sentenza …

estratti di recensioni da altre fonti

«Ma la magnifica città partenopea nelle mani e negli occhi freddi del regista si cristallizza come sepolta da una lava filmica in bianco e nero e in qualche modo perde vita, sommersa anche da troppe sottostorie, nessuna ben sviscerata. […] A Rosi la magnifica Partenope non si è mostrata, se non a tratti. Gli è sfuggita, gli è scappata via dalle mani, troppo fredde e distanti». Alessandro Aniballi (Quinlan.it) https://quinlan.it/2025/09/02/sotto-le-nuvole/
«Un doc volutamente frammentato, senza un file rouge che leghi le diverse storie, un po’ freddo e distaccato, che nel raccontare una terra tellurica e passionale, avrebbe meritato più anima e travolgente passione». Ignazio Senatore (CineCriticaWeb) https://cinecriticaweb.it/film/sotto-le-nuvole/
«Sotto le Nuvole offre dunque un ritratto di Napoli, cristallizzato in un morbido bianco e nero, che si libera delle sovrastrutture tipicamente associate alla napoletanità – il cibo, la criminalità organizzata, il Regno delle Due Sicilie – per scoprire, inquadrare e indagare gli angoli più nascosti e curiosi della città». Redazione (NPC Magazine) https://www.npcmagazine.it/recensione-film-venezia-82-sotto-le-nuvole-rosi/
«Attraverso l’espediente visivo del bianco e nero il regista enfatizza luci e ombre, mostrando tutta la stratificata struttura sociale e territoriale, mettendosi a servizio di una narrazione spontanea e autentica». Erika Sciamanna (Movieplayer.it) https://movieplayer.it/articoli/sotto-le-nuvole-recensione-film-rosi_36148/
«Sulle tracce della Storia, delle memorie del sottosuolo, in bianco e nero, una Napoli meno conosciuta si popola di vite. Sotto le nuvole c’è un territorio attraversato da abitanti, devoti, turisti, archeologi che scavano il passato, da chi, nei musei, cerca di dare ancora vita, e senso, a statue, frammenti, rovine. […] Certo poco aggiunge di nuovo a un percorso filmografico che pare restio a ogni forma di evoluzione/trasformazione della propria prassi artistica». Redazione (Cineforum) https://cineforum.it/recensione/Sotto-le-nuvole
«Poema visivo che si fa archeologia dello sguardo, in Concorso a Venezia 82. […] Il Vesuvio continua a fabbricare tutte le nuvole del mondo, sorta di “divinità di roccia viva, vicina e imponente, domestica e lontana: un po’ come Shiva, la divinità indiana, come la ciclicità della natura che crea, distrugge e trasforma”». Valerio Sammarco (Cinematografo.it) https://www.cinematografo.it/recensioni/sotto-le-nuvole-rmo3dlim